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Le modifiche alla disciplina dell’organo di controllo nelle società di capitali

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza entrerà in vigore trascorsi 18 mesi dalla pubblicazione sulla G.U., vale a dire il 16 agosto 2020, ma alcune disposizioni relative al diritto societario sono già in vigore dal 16 marzo scorso. Tra le modifiche più rilevanti quelle delle regole attinenti alla responsabilità degli amministratori, l’ampliamento dei casi di obbligatorietà della nomina degli organi di controllo nelle srl, e il ruolo assegnato a questi ultimi nella procedura di allerta.

L’art. 2477 del codice civile è stato infatti modificato relativamente alle soglie al superamento delle quali nelle società a responsabilità limitata va obbligatoriamente nominato l’organo di controllo o il revisore1.

Il nuovo testo disposizione in discorsointrodotto dall’art. 379 del CCI prevede che la società a responsabilità limitata è tenuta a nominare l’organo di controllo o il revisore quando abbia : «[…] superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti: 1) totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro; 2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro; 3) dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 10 unità».

Non è chiaro se il superamento per due esercizi consecutivi anche di uno solo dei parametri elencati nella disposizione rilevi ai fini dell’obbligatorietà della nomina solo se si tratta del superamento in entrambi gli esercizi considerati del medesimo parametro, oppure se possa trattarsi anche di due parametri diversi tra quelli considerati dalla norma.

In sede di prima applicazione delle nuove regole, gli esercizi cui fare riferimento ai fini della verifica del superamento dei limiti indicati sono i due esercizi antecedenti la scadenza del 16 dicembre 2019 – prevista come ultima per l’adeguamento delle società già costituite alla data di entrata in vigore del CCI – cioè il 2017 e il 2018.

Da elaborazioni svolte sui dati Cerved2, risulta che, nel quadro previgente, circa il 3% del campione analizzato di circa 500.000 imprese fossero obbligate alla costituzione dell’organo di controllo, Questa percentuale in virtù dei nuovi parametri salirà al 28,5% del totale del campione considerato. In particolare, circa 32.000 imprese (pari al 23% di quelle soggette all’obbligo e al 6,5% del totale delle imprese analizzate) risultano tenute alla costituzione dell’organo in ragione del solo parametro del numero dei dipendenti, il cui superamento rappresenta il caso più comune nei casi di s.r.l. soggette all’obbligo in virtù di un unico criterio.

Va segnalato peraltro che in sede di lavori della legge di conversione del D.L. 34/2019 “Crescita” è stato presentato un emendamento (proponente Lega) che, se approvato, ridurrebbe in drasticamente il numero di società a responsabilità limitata soggette alle nuove norme in materia di controllo interno, addirittura al di sotto del numero attualmente previsto.

Le nuove soglie proposte (in quella che pare essere la versione definitiva del testo) porterebbero i limiti considerati dalla norma rispettivamente a 4 milioni di euro per il  totale dell’attivo dello stato patrimoniale e per i ricavi delle vendite e delle prestazioni e a 20 unità di dipendenti occupati in media durante l’esercizio.

I compiti dell’organo di controllo in relazione alla crisi dell’impresa

L’art.14, comma 1, del CCI elenca i doveri degli organi di controllo societari, che consistono nelle seguenti verifiche sull’operato degli amministratori:

  • dell’adeguatezza dell’assetto organizzativo dell’impresa e dell’assunzione delle conseguenti idonee iniziative;
  • della sussistenza dell’equilibrio economico finanziario;
  • il prevedibile andamento della gestione.

Risulta quindi evidente il mutamento dei doveri posti a carico dell’organo di controllo:  l’esercizio dell’attività di vigilanza non dovrà più essere circoscritto alla mera verifica formale in ordine all’osservanza da parte dell’organo amministrativo della legge e dello statuto e, più in generale, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, con particolare attenzione all’adeguatezza dell’assetto organizzativo e contabile adottato dalla società e al suo corretto funzionamento, ma il collegio sindacale dovrà valutare anche se l’imprenditore o più in generale gli amministratori abbiano istituito tutti i presidi idonei alla rilevazione tempestiva della crisi di impresa.

Inoltre, sempre la norma citata prevede che l’organo di controllo «segnali immediatamente allo stesso organo amministrativo l’esistenza di fondati indizi della crisi». E in caso di inerzia o di inadeguata risposta di quest’ultimo e di superamento e debba informare tempestivamente l’organismo di composizione assistita della crisi O.C.R.I. istituito presso la Camera di commercio territorialmente competente.

Questa disposizione va letta insieme alla norma che la precede, l’art.13, che riguarda gli indicatori di crisi, precisando che sono tali: «gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario […] rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio incorso […] A questi fini, sono indici significativi quelli che misurano la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi. Costituiscono altresì indicatori di crisi ritardi nei pagamenti reiterati e significativi, anche sulla base di quanto previsto nell’articolo 24».

La tempestiva segnalazione all’organo amministrativo e, in caso di inerzia di questo all’O.C.R.I., libera l’organo di controllo dalla responsabilità solidale con gli amministratori per le conseguenze pregiudizievoli delle omissioni o azioni successivamente poste in essere da questi ultimi.

Proprio su questo meccanismo di allerta delineato dal CCI, si è già aperto un intenso dibattito. Per quanto riguarda nello specifico il ruolo assegnato all’organo di controllo, si è evidenziato da molti che l’aver condizionato l’esonero da responsabilità dei sindaci all’aver attivato l’O.C.R.I. sulla base del mero superamento delle soglie degli indici di crisi, senza possibilità di sterilizzare i falsi positivi, farà sì che nessun organo di controllo si esporrà alle conseguenze della mancata segnalazione anche quando la procedura di allerta non sia necessaria o perché l’impresa è già in stato conclamato di insolvenza o perché, al contrario, appunto, si tratta di un falso positivo.


1Nelle società a responsabilità limitata, l’incarico di revisione dei conti può essere attribuito al collegio sindacale, al sindaco unico, a un revisore persona fisica o a una società di revisione.

2Brodi E., Orlando T., Nomina dell’organo di controllo nelle s.r.l.: un esercizio di quantificazione alla luce dei nuovi parametri dimensionali, in www.ilcaso.it.


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